Il tuo capo o il tuo collega controllano ogni singolo dettaglio del tuo lavoro, tanto che ti senti costantemente sotto una lente d’ingrandimento?!
Questa dinamica si chiama micromanagement ed è più diffusa di quanto si pensi. Le sue conseguenze non possono che essere negative per chi la subisce, che sente minata la propria crescita professionale, la fiducia nelle proprie capacità, il che porta ad un senso di frustrazione crescente, una calo di motivazione e di engagement.
Ed è proprio ciò che accade a questo lettore che scrive a Justin Hale – Speaker, Master Trainer e Training Designer di Crucial Learning®. Se anche tu cerchi un modo per disinnescare il micromanagement del tuo capo o collega, i suoi consigli ti aiuteranno ad affrontare e gestire al meglio la situazione senza compromettere la relazione.
Quando il mio collega si informa sullo stato di avanzamento dei progetti che seguo, lo aggiorno senza problemi. Ma a volte ho la sensazione che stia controllando il mio lavoro, e in quei momenti perdo la pazienza e reagisco in modo aggressivo. Come posso gestire questa situazione?
Potrei addolcire la pillola, dirti che non è colpa tua e darla tutta al tuo collega invadente. Ma preferisco essere diretto: ci sono due possibili motivi per cui il tuo collega si comporta così:
- Non si fida pienamente di te perché non ti ritiene sempre affidabile.
- È molto sotto pressione e sta trasferendo su di te il suo stress.
Rifletti sul tuo comportamento
Le organizzazioni sono piene di persone che si considerano ottimi professionisti e si chiedono perché non vengano promossi quanto e come vorrebbero.
Spesso si sentono sottovalutate o sminuite. Eppure, molte di loro hanno un’abitudine che limita la crescita professionale – un’abitudine che non vedono, o che non vogliono vedere. Le ricerche che abbiamo condotto rivelano che le abitudini più dannose per la carriera hanno a che fare con la produttività, l’organizzazione e la responsabilità personale. In sintesi: si mantengono sempre gli impegni presi? Si fa ciò che si dice, nei tempi stabiliti?
Se la fiducia è la base di un team efficace, allora portare a termine i task è la valuta con cui si costruisce quella fiducia. Ti invito a porti qualche domanda, scomoda ma utile:
- Qual è la mia parte di responsabilità in questa dinamica?
- C’è uno schema ricorrente nella mia vita per cui le persone tendono a controllarmi?
- Trovo spesso delle scuse per giustificare il fatto di non aver mantenuto gli impegni?
Chiariamoci: non sto dicendo che questa sia la tua situazione. Ma non possiamo escludere che lo sia. E non lo dico per sminuirti, ma per aiutarti ad avere uno sguardo più lucido su te stesso. Tutti, prima o poi, ne abbiamo bisogno. Anch'io, per esempio, ho ricevuto un feedback che mi ha fatto riflettere: il mio modo di persuadere risultava troppo rude per alcuni colleghi. È stato difficile da accettare, ma è stato un gesto di interesse e cura nei miei confronti.
Nel tuo caso, la tua affidabilità dipende da te, è sotto il tuo controllo. Quando qualcuno ti affida un compito, non limitarti a tenerlo a mente: scrivilo. Prendere nota e inserirlo subito nella tua lista di cose da fare rassicura l'altro del fatto che lo stai prendendo sul serio, che per te è importante quanto per lui o lei. E non accettare incondizionatamente scadenze che sai di non poter rispettare: sarebbe solo un autogol!
Gestisci le tue storie e affronta il tema
Ti consiglio di affrontare l’argomento con il collega. È meglio portarlo a galla che continuare a viverlo con frustrazione. Ma prima, controlla le tue emozioni. C'è rabbia? Frustrazione? Queste emozioni possono nascere dalla storia che ci stiamo raccontando: sono vittima del micromanagement.
Poiché queste storie si creano nella nostra mente, è proprio lì che va cercata la soluzione. Chi è bravo a gestire le conversazioni cruciali si racconta storie più equilibrate. Invece di chiedersi “Che problema ha questa persona?”, si domanda: “Perché una persona ragionevole, razionale e benintenzionata dovrebbe comportarsi così?”.
Farti questa seconda domanda ti aiuterà a darti delle spiegazioni alternative alle quali non avevi pensato e ad affrontare il dialogo con più efficacia.
Una volta che hai rielaborato la tua storia e calmato le tue emozioni, sii trasparente. Ecco un esempio di come potresti iniziare:
“Ho notato che rispetto agli ultimi incarichi che mi hai affidato, ti capita di controllare quasi ogni giorno come stanno andando, anche se avevamo concordato una deadline precisa. Io ho tutta l’intenzione di rispettarla. Ma, a essere sincer*, quando controlli così spesso, mi viene da pensare che non ti ti fidi del fatto che porterò a termine il lavoro nei tempi concirdati. Mi aiuti a capire il tuo punto di vista?”
Usa Checkup e Checkback
A volte l’altra persona è così stressata che, pur fidandosi, diventa insistente per paura che qualcosa vada storto. È umano – ci siamo passati tutti – ma può diventare impegnativo e frustrante per chi subisce questi controlli continui. A questo punto è utile distinguere tra due tipi di follow-up: checkup e checkback.
Il checkup parte da chi assegna il task ed è utile quando il compito è delicato e la posta in gioco è alta: “Visto che questo progetto è importante, che ne dici se ci rivediamo mercoledì alle 10 per fare il punto?” In questo caso chi ha assegnato il task si prende la responsabilità del follow-up.
Il checkback invece parte dall'owner del task soprattutto quando si tratta di un’attività ordinaria o già affrontata con successo in passato: “Che ne dici se ne riparliamo nel nostro meeting settimanale?” oppure “La scadenza è tra due settimane. Possiamo fare un punto giovedì prossimo, poco prima della riunione di team?”
Per ottenere risultati e mantenere relazioni sane, sia i checkup sia i checkback possono essere strumenti utili, basta saperli usare nel momento giusto!
Fonte: Justin Hale, What to Do When You Think You’re Being Micromanaged >

