Bridge Weekly Post #56

Le soft skill diventano obbligatorie per legge

Negoziazione  

Le soft skill diventano obbligatorie per legge.
2 ' di lettura

La competenza tecnica da sola non basta: le soft skill approdano in banca.

Requisiti sempre più stringenti da un lato, ma interessanti per la loro portata innovativa dall’altro: questa la sintesi delle recenti normative che introducono i criteri di idoneità degli amministratori e dei membri dei board delle banche.

Le norme richiamate introducono infatti, insieme a requisiti di conoscenza tecnica del settore bancario, finanziario e regolatorio, competenze altrimenti dette “soft”, tra le quali la proprietà di linguaggio e la capacità di negoziazione.

Soft skill e autoreferenzialità: come uscirne?

È evidente che il dettato normativo mette sul tavolo una questione non di poco conto: come certificare queste competenze? A chi affidare il compito?
Chi si pone queste domande, facendoci sentire meno soli, è Paola Schwizer, Professore Ordinario di economia degli intermediari finanziari dell’Università di Parma.
In un recente articolo di commento alla normativa Schwizer sottolinea come i tratti distintivi indicati nella profilazione del board member perfetto possano fare la differenza.

Il punto nodale è uscire dal clima di autoreferenzialità che caratterizza il possesso delle cosiddette soft skill.

“Soft” non significa meno importante

Intanto facciamo chiarezza sulla parola “soft”: non la amiamo, perché palesa una supposta inferiorità rispetto a ciò che è “hard”.
A meno che non ci si lasci ispirare dal concetto di leggerezza espresso con straordinaria lucidità da Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane: “il software non potrebbe esercitare i poteri della sua leggerezza se non mediante la pesantezza dell’hardware; ma è il software che comanda…”.*

C’è bisogno dunque di compiere almeno tre passaggi:

  1. individuare un set di regole che definiscano che cosa renda un manager capace di negoziare e di esprimersi con efficacia;
  2. creare un meccanismo di verifica attendibile del possesso di queste competenze;
  3. mettere a punto un sistema di attestazione/certificazione.

La certificazione non è e non sarà mai la panacea di tutti i mali: chi controlla il controllore, a quali abusi si presta, e così via sono solo alcune delle obiezioni mosse dai detrattori di qualsiasi passo in avanti.

Noi crediamo che questi passaggi siano urgenti. Un primo, importante, atto di grande valore culturale per offrire garanzie al mercato del lavoro, anche grazie a meccanismi di selezione più meritocratici e meno affiliativi degli attuali, che affliggono e rendono asfittici – per non dire corrotti – molti settori dell’impresa pubblica e privata del nostro Paese.

*Calvino I., Lezioni Americane, Milano, Mondadori, 2000, p.12

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