Stop all’alibi: impariamo dai nostri errori

C'è un modo giusto di vivere l'errore?

Impariamo a cambiare il nostro modo di vivere l’errore e diamoci l’opportunità di migliorare

Mi sa che questa è la settimana dell’errore. E di suo fratello gemello: l’alibi

Mi offre lo spunto un Caffè di Gramellini di qualche giorno fa sul Corriere.
Non entro nel merito dell’articolo, che non è oggetto della mia riflessione e spero neppure dei vostri commenti.

Entro invece nel concetto di alibi, di cui l’articolo narra un esempio da manuale.
L’alibite ci affligge da bambini: è una malattia cronica, che tende a degenerare, che sviluppiamo nella prima infanzia.

Noi vogliamo essere amati e, in primis, dai nostri genitori. Quindi, se mi beccano con le mani nel vasetto della marmellata, io negherò fino alla morte.
Se l’evidenza mi schiaccia, dirò la verità: il gesto non è frutto della mia volontà, ma di quella di un extraterrestre che si è impossessato del mio corpo e mi ha spinto ad agire così.
Solo lo sguardo furioso di mia madre mi farà dire la triste verità ed ammettere che non sono come ti aspettavi, che ho disobbedito. E tremo all’idea, perché c’è in gioco il mio bisogno di essere amato, apprezzato, riconosciuto, che qui viene minacciato.

Ed ecco che l’alibite continua a aggravarsi: la scuola, altro ambiente di contagio e sviluppo della suddetta patologia.

Il trionfo però è sul lavoro: se non è la crisi, è colpa del mercato, se non è il mercato è colpa del collega, se non è il collega è il capo.

Non ammettere i propri errori nasce dal timore di non esser “abbastanza”: abbastanza da essere amato dai genitori, abbastanza per essere apprezzato dai colleghi o dai capi.

Noi siamo anche più di “abbastanza”: scendere a patti, come ho già avuto modo di scrivere, con il nostro essere “abbastanza” e di meritare amore e consenso a prescindere dalla prestazione, ci farà vivere meglio l’esperienza della caduta.

Ci farà venire voglia di rialzarci, di capire che siamo caduti per colpa nostra sì, dandoci una grande possibilità: correggerci, migliorare e crescere. Nonostante il mercato, la crisi, il collega e il capo, fattori che ahimè non possiamo cambiare.

Possiamo però cambiare il nostro modo di vivere lo sbaglio. Prenderne atto, digerirlo, analizzarlo, e farne tesoro. Cammineremo più leggeri.

Il resto, la perfezione, lasciamola agli extraterrestri.

Alessandra Colonna