Come gestire i conflitti sul lavoro: 3 consigli

3 consigli per gestire i conflitti sul lavoro

Sul luogo di lavoro, così come in qualsiasi altra realtà, è molto facile che si generino dei conflitti: siamo sempre a contatto con persone diverse da noi e avere delle divergenze di pensiero è del tutto normale. Spesso poi, i compiti da portare a termine sono tanti e il tempo a disposizione è sempre meno, di conseguenza può capitare di essere sotto pressione, di sentirsi stressati e di reagire in modo brusco. Tutti questi fattori possono generare dei conflitti.

Di per sé, non tutti i conflitti comportano conseguenze negative. Se riusciamo a comunicare efficacemente con i colleghi e preservare il nostro obiettivo, è possibile giungere a conclusioni costruttive e generare nuove idee innovative. Al contrario, se la comunicazione ha come scopo quello di imporre le nostre idee a prescindere, è facile incorrere in discussioni che possono compromettere la serenità dell’ambiente di lavoro.
In questi casi, la negoziazione può esserci di grande aiuto per comprendere i bisogni propri e altrui e trasformare i conflitti in momenti costruttivi.

Di conseguenza, è fondamentale capire come gestire i conflitti sul lavoro nel migliore dei modi per riuscire a generare valore anche dalle divergenze.

Le principali cause che scatenano i conflitti sul lavoro

Per imparare a gestire i conflitti sul lavoro è molto importante capire quali possono essere le loro cause scatenanti.
Per semplificare, possiamo individuare 3 cause principali:

1. Una comunicazione lacunosa e poco chiara.

Se circolano informazioni confuse, parziali e contraddittorie è facile che si creino conflitti e contrapposizioni nell’ambiente di lavoro
Tutti abbiamo un modo personale di vedere le cose e di comunicarle, così come abbiamo diversi livelli di sensibilità per capirle. Mentre si lavora è facile esprimersi male o mal interpretare dei concetti. Queste incomprensioni possono generare dei conflitti.

2. Un disallineamento valoriale.

Avere dei conflitti è del tutto normale, l’importante è che non tradiscano una concezione contrastante tra le parti intorno all’idea di bene comune e alla sua definizione.
I membri di un team e di un’azienda possono avere idee diverse su come raggiungere il bene comune, ma prima di tutto è necessario, per non dire imprescindibile, capire che cosa intendano per bene comune.
Se c’è intesa su questo non c’è conflitto che possa deflagrare a tal punto da minare la serenità dell’ambiente di lavoro.

3. Poche risorse grandi pretese.

Un’altra causa comune di conflitto in un’azienda è un disallineamento tra obiettivi, aspettative e risorse necessarie per raggiungerli.
Pensiamo ad esempio al tempo, risorsa scarsa per definizione. Quando c’è un sovraccarico di task ci sentiamo più stressati e sotto pressione. In questo stato psicofisico è molto facile perdere la pazienza e scatenare un conflitto con un collega.

3 consigli per imparare a gestire i conflitti sul lavoro

Per ciascuna delle cause sopra citate ecco un consiglio per arginare la situazione prima che esploda.

1. Comunica in modo chiaro, semplice e diretto

Cerca di comunicare in modo semplice e diretto, non rivolgere mai critiche o attacchi diretti alla persona, concentrati sulle idee. In queste circostanze la proattività può fare la differenza.
Anche il silenzio a volte può rivelarsi strategico; prenditi il tuo tempo per pensare esattamente a cosa vuoi dire per fare in modo che la tua comunicazione sia accurata ed efficace.

2. Dai la priorità agli obiettivi e ascolta le necessità e i bisogni del team

Avere cura di allineare e tenere compatto il team intorno a un bene comune e a valori condivisi, non solo a parole ma nei fatti, è una delle sfide più complesse, ma anche affascinanti di un manager.

Il consiglio è non dare nulla per scontato e trovare momenti di confronto coinvolgenti anche attraverso attività creative e di team building, per ribadire forte e chiaro il messaggio.

3. Pianifica le tue attività e quelle del team in modo preciso e attendibile

Il consiglio è sincerarsi che siano compresi e dichiarati i veri bisogni di tutti, che gli obiettivi siano chiari e sia stata fatta una stima attendibile di tempi e risorse necessarie per soddisfarli.
La negoziazione in questo ci viene in aiuto: comprendere i bisogni propri e altrui è la premessa per innescare la trattativa.
Senza questo presupposto, il conflitto rischierà di concentrarsi solo su una mera attività distributiva, figlia di reciproche rinunce, da cui tutti risulteranno di fatto scontenti.

In generale, non ci sono ricette in assoluto migliori di altre per risolvere i conflitti sul lavoro.
Il punto di partenza è considerarli come fatti del tutto normali e non lasciare quindi che l’emotività prenda il sopravvento.
Ecco perché c’è bisogno di competenze, quali la capacità negoziale e di comunicare in modo efficace, che possono aiutare a reindirizzare al meglio l’emotività e a tradurla in comportamenti costruttivi.

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