Dare o non dare fiducia? Questo è il dilemma

Fidarsi sarebbe bellissimo ed è utilissimo, ma, inutile nasconderselo, poterlo fare davvero è cosa rara.
La tradizione popolare lo ha colto bene e tradotto nel proverbio “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”.

Fidarsi è utile, innegabile. Lo è nella vita personale perché allevia l’esistenza, e nella vita aziendale perché velocizza processi, facilità l’ingaggio, accresce la produttività.

La fiducia come potenziatore

Come ha scritto Steven Covey in un bellissimo libro intitolato The Speed of Trust, le persone non seguono strategie, seguono manager. I cittadini non seguono programmi, seguono leader.
La fiducia:

  • per un paese è un acceleratore di benessere economico;
  • per un’azienda è una leva fondamentale per attivare la motivazione dei collaboratori, facilitare il cambiamento e moltiplicare la velocità di esecuzione;
  • per una persona aumenta innegabilmente il piacere di vivere le relazioni.

La vita quotidiana è un altro film

Però, però… Parole belle da scrivere e leggere. La vita quotidiana tuttavia è un’altra cosa.
Ogni mattina quando mettiamo giù i piedi dal letto abbiamo 2 opzioni:

1. agire con fiducia;
2. agire con diffidenza.

Agire con fiducia

Agiamo con fiducia quando facciamo una concessione senza contropartita: uno sconto a un cliente, permettere a un figlio di tornare tardi, dare un’informazione preziosa.
Siamo convinti che verrà apprezzato il gesto, forse anche solo ripagato da una semplice pacca sulla spalla in segno di riconoscenza.

Dando fiducia però sappiamo di essere esposti a un rischio: l’irriconoscenza, che si manifesta nel disconoscimento del nostro gesto o addirittura nella maggiore avidità degli altri, che potrebbero approfittarsi di noi.

Quel cliente la prossima volta vorrà uno sconto ancora maggiore minacciando di passare alla concorrenza. Il figlio chiederà di rincasare sempre più tardi, e così via. 
Risultato? Ci pentiremo della nostra generosità privilegiando comportamenti decisamente meno inclini alla fiducia.
Nulla di peggio dell’ira dei buoni.

Agire con diffidenza

Prendere piuttosto che dare. Qui la conseguenza può essere persino drammatica se ci si trova di fronte a qualcuno di uguale natura: si chiama conflitto, guerra nelle ipotesi estreme.

Siamo quindi costantemente di fronte ad una scelta dilemmatica: l’asimmetria informativa in cui siamo immersi non ci permette di trovare soluzioni a tavolino. Ed è giusto, i dilemmi non si risolvono, si possono al limite affrontare.

Ma perché allora a volte si è fiduciosi e altre volte no? Che cosa muove verso un atteggiamento piuttosto che un altro?

Ciò che ci influenza in misura importante è il comportamento degli altri. Possiamo partire fiduciosi, ma poi se l’altro ci tradisce gliela faremo pagare.
Del pari possiamo rispondere all’aggressività con altrettanta aggressività il che fa sorgere un conflitto. Ad un certo punto magari vorremo anche cambiare, ma sarà troppo tardi: la fiducia è ormai compromessa.

Qualcuno dice: la fiducia quando c’è non ci si accorge del suo valore, lo si percepisce solo quando viene meno.

L’assenza – o presenza – di fiducia è uno dei fattori che impatta maggiormente sulla crescita economica di un paese.
Il ragionamento ridotto al minimo è: manca la fiducia, le informazioni circolano lente, gli accordi si chiudono con ritardo – o non si chiudono del tutto.

Come affrontare il dilemma?

C’è un modo tuttavia per affrontare il dilemma che più o meno tutti viviamo quotidianamente: blindare il rischio di una fiducia che potrebbe rivelarsi malriposta.

“Se tu… allora io”.

Tornando ai nostri esempi: se aumenti l’ordine ti farò lo sconto, se aiuti in casa allora potrai tornare dopo mezzanotte, se mi dai l’informazione X, allora ti darò l’informazione Y.

Un meccanismo di scambio prudente con cui tutelare gli interessi di tutti, mettendoci al riparo dal rischio di una fiducia incondizionata e dagli effetti di un egoismo sterile.

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