La comunicazione è come una calamita: se è efficace attrae

Comunicare con efficacia

Si dice che il cervello umano vada in vacanza ogni 7 secondi, una bella sfida per la nostra comunicazione quotidiana!

Dante e Cesare l’avevano capito: per comunicare con efficacia e catturare l’attenzione la brevità è essenziale. Il suo pregio, senza andare a scapito della completezza, ce lo aveva già fatto apprezzare Cesare, che, nel narrare la guerra contro i Galli, mirabilmente sintetizzava:

“Veni vidi vici”

La brevità è figlia, ma non solo, della capacità di analisi. I giudici della nostra comunicazione sono gli altri, e noi della loro.
Se la capacità di analisi aiuta soprattutto il mittente di un messaggio, la brevità ha dei benefici per chi lo riceve: facilita l’attenzione e l’ascolto, consente di non perdere il filo e fa risparmiare tempo.

Nel suo commento alla Divina Commedia, Benigni annota una verità incontrovertibile, e cioè come, terminata la lettura di un romanzo, ancora ci interroghiamo sulle fattezze dei protagonisti.
Dante descrive Minosse in due parole “Orribilmente ringhia” (Inferno, Canto V) e questo basta a raffigurarcelo in tutta la sua mostruosità.

Less is more: seleziona

Una fatica tremenda per chi comunica è dover selezionare tra la massa di cose da raccontare, pochi concetti.
Chi è esperto di qualcosa – e chi di noi non lo è –  vuole trasmettere il suo sapere senza rinunciare ai dettagli più minuziosi.
Che sia per accreditarci o perché ci manca la capacità di selezionare, il punto è che nel comunicare “tanto” ci dimentichiamo del destinatario del nostro messaggio: il suo, come il nostro cervello, ha una capienza limitata.

La selezione che facciamo fatica a fare noi mittenti la faranno comunque gli altri.
Il rischio però è che non trattengano quei concetti chiave che desideravamo trasmettere.


Anche se doloroso, semplificare non vuol dire banalizzare: dire poche cose ma selezionate è un modo per dare agli altri di più.

La prima cosa che pensiamo al mattino, prima ancora di aver messo giù i piedi dal letto è: “Sono in ritardo!”.
Non abbiamo fatto ancora nulla e già sentiamo che il tempo ci sta sfuggendo di mano. Quanti di noi non hanno detto almeno una volta “Mi ci vorrebbe una giornata di 48 ore per fare la metà delle cose che devo fare!”?

In noi si annidano un Dottor Jeckill e un Mr Hide. Siamo vittime e carnefici al contempo: come gli altri ci sottraggono tempo prezioso, così noi lo sottraiamo loro. Quante volte

  • Abbiamo lasciato scappare la nostra attenzione, complice un interlocutore prolisso?
  • Ci siamo persi non capendo più quale fosse il filo del discorso che qualcuno stava confusamente conducendo?
  • Ci è capitato di pensare, magari anche di un amico, di un collega o di un capo “Quando la finisce di parlare?”.

Gli altri lo pensano anche di noi. 

Nella nostra testa c’è un orologio che scandisce inesorabile i secondi, quando trilla il tempo è scaduto, c’è poco da fare. La mente inizia la sua vacanza.

Come catturare l’attenzione dell’interlocutore?

3 consigli veloci

  1. selezionare con cura quello che vogliamo dire grazie ad un’attenta analisi;
  2. usare un linguaggio che faciliti l’immedesimazione (gli esempi) e la memorizzazione (immagini o metafore);
  3. sintetizzare: a noi può apparire ridondante, per gli altri è indispensabile per memorizzare il nostro tra i migliaia di messaggi quotidiani destinati a disperdersi.

Oltre non andiamo, abbiamo già abbastanza abusato del tuo tempo!

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