Bridge Weekly Post #50

Addetti ai lavori con convegnite

Management  

Addetti ai lavori con convegnite.
3 ' di lettura

Titoli, sfoggio di sapere, linguaggio oscuro: sintomi da addetti ai lavori con convegnite.

Addetti ai lavori è un’espressione curiosa. Ma chi saranno mai?

La tesi n.33 del Cluetrain, manifesto del marketing nell’era digitale, scritto nel 1999 da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, recita: «Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono». Traduzione di Luisa Carrada.

Mai sentito parlare di convegnite?

La convegnite è una malattia diffusa, quasi come la riunionite. Senza dubbio altrettanto dannosa.

Analizziamo la prima, e in particolare la sua sottospecie: i convegni pubblici tenuti da addetti ai lavori per noi umani di fantozziana memoria.
È una patologia facilmente riconoscibile. In generale è caratterizzata da:

  1. agglomerato di vittime (il pubblico appunto a cui il convegno è “aperto”) e carnefici (i relatori);
  2. relatori – il meno titolato ha 4 lauree, almeno una conseguita in Michigan o a Boston, perché le lauree nel nostro Paese sono ancora una discriminante tra sapienti e non. Per intenderci: lo Steve Jobs di inizio carriera in Italia non se lo sarebbe filato nessuno. L’uomo ormai avviato invece sì, anche perché avrebbe potuto sponsorizzare il convegno;
  3. linguaggio – settario, oscuro, blindato, proprio degli addetti ai lavori (ma chi saranno poi questi addetti ai lavori?!), condito con qualche spruzzata di inglese e abbondanza di tecnicismi (d’altronde sono sempre loro che parlano a noi umani);
  4. sfoggio di sapere – la regola in sintesi è questa: l’autorevolezza è direttamente proporzionale alla complessità del linguaggio. Quindi i convegni diventano un palcoscenico dove i relatori in veste di attori ingaggiano una gara di gargarismi verbali.

Aperti al pubblico…parliamone!

Aperti al pubblico: a chi scusate?! Ah sì al pubblico, dunque noi, comuni mortali, che dobbiamo essere ammaestrati dagli addetti ai lavori.
Ecco la sintesi della presentazione di un convegno sulla corruzione, tema di interesse diffuso.
Addetti ai lavori che invitano noi cittadini ad unirsi al dibattito su di una tematica per la quale suscitare partecipazione è importante.

“Per la lotta alla corruzione non sono sufficienti soltanto gli interventi repressivi: azioni di prevenzione, di diffusione e consolidamento di un senso dell’interesse generale nella società civile e nella pubblica amministrazione costituiscono parte essenziale di tale lotta.
A questo fine occorre promuovere una condivisione critica delle conoscenze scientifiche disponibili, in modo da favorirne la conversione in strumenti per incidere sui fenomeni corruttivi o per valutare l’efficacia relativa degli strumenti di prevenzione.

Saranno presentati e discussi nel seminario alcuni risultati emersi da un progetto internazionale di ricerca (Anticorruption Policies Revisited – anticorrp.eu) che ha coinvolto anche l’Italia insieme ad altri paesi europei.
L’attenzione sarà posta sulla questione degli indicatori di rischio, sul ruolo della società civile e dei media, con particolare attenzione per quelle aree, cosiddette ‘grigie’, in cui legittimità e illegittimità si confondono”.

E loro parlano di aree grigie?!

«Il bisogno della chiarezza – ci ricorda Giuseppe Pontiggia in Dentro la Sera*- della semplicità è anche una aspirazione intellettuale: chi parla in modo chiaro è più ambizioso di chi si accontenta dei modesti trionfi di un linguaggio incomprensibile. Chi parla in modo chiaro risponde a una sfida molto ardua: mettere a confronto il suo sapere tecnico con il collaudo della lingua comune».

* Giuseppe Pontiggia, Dentro la Sera, Bellevile, Milano, 2016.

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