Bridge Weekly Post #35

Non siamo Manzoni e difendiamo il congiuntivo!

Comunicazione Efficace  

Difendiamo il congiuntivo.
3 ' di lettura

Sdoganare l’abolizione del congiuntivo? No grazie! Noi siamo schizzinosi e difendiamo le radici della nostra lingua.

Non raccogliamo l’invito ad essere “meno schizzinosi” del Presidente Onorario della Crusca, Francesco Sabatini, apparso in un’intervista del 12 dicembre 2016 di Paolo Di Stefano sul Corriere della Sera.

Per quanto sicuramente autorevole, l’invito a sdoganare e considerare accettabile “credevo che stava”, perché in altre lingue il congiuntivo non si usa più o si è perso, o perché anche Manzoni si permetteva di infrangere le regole, non è accettabile.

Il fatto che in altre lingue non lo si usi non significa nulla: la globalizzazione ha dei limiti e trova nella varietà culturale una sana barriera. Un muro, questo, che non ferma le persone ma difende e riconosce il valore e la ricchezza della diversità culturale.

Quanto agli errori di Manzoni, si può parlare di infrazioni apposite. Manzoni conosceva bene la regola e l’infrangerla era voluto.

Non si tratta di sofismi intellettuali, né di esercizi di eleganza a difesa dei secchioni che furono.
Si tratta di rispettare una lingua, che ha anche nelle sue regole – talvolta certo complesse – le sue radici.
Soffocarle significa condannarle rapidamente all’oblio.

Pensiamo all’ottativo greco: non ve ne è più traccia in nessuna lingua moderna.
Come ricorda Andrea Marcolonogo nel suo libro La lingua geniale: 9 ragioni per amare il Greco ogni lingua “è un fatto sociale legato al tempo e al modo di vedere il mondo dei suoi parlanti”.

L’ottativo è una forma verbale bellissima: esprimeva, come scrive la grecista, “la misura perfetta della distanza che intercorre tra la fatica che serve a fare i conti con un desiderio e la forza che occorre per esprimerlo prima di tutto a se stessi; nella convinzione che, in ogni situazione, sia l’eleganza a dare un sottile ma sicuro vantaggio, anche e soprattutto nel linguaggio”.

Oggi, tutto questo mondo del possibile e del desiderabile non ha più una voce altrettanto soave.

Nei processi di selezione, i pochi che oramai si fanno visti i tempi, le aziende analizzano la presenza sui social del candidato: come si comporta, ciò che scrive e come lo scrive diventano parametri per la prima scrematura. Può essere un metodo poco gradevole, ma è così.

Giovani, magari laureati, scartati per il cattivo uso dei verbi nelle lettere di accompagnamento al cv sono all’ordine del giorno.

Gli atteggiamenti aristocratici, come li chiama Sabatini, sono forse da bandire, chissà… Poi però non stupiamoci che i nostri figli non trovino democraticamente un lavoro.

Scrivere bene serve, serve eccome. Nessuno ci chiede di essere Manzoni naturalmente, ma ogni comunicazione crea una relazione. E quindi un giudizio.
Quando scriviamo vogliamo ottenere qualche cosa dagli altri, in primis che ci leggano.

Provate a esordire in una mail rivolta a un potenziale cliente con un pesante strafalcione: che impressione pensate di suscitare? Continuerà a leggere? E se lo farà, non gli resterà il dubbio che come trattiamo la lingua così trattiamo i clienti?

Per violare la norma bisogna conoscerla. Se no è solo ignoranza. E comunque l’ignoranza della legge non è mai una scusante.
Questo articolo contiene interessanti spunti sull’argomento.

Pensieri in libertà come sempre. Venghino signori venghino!


 Io speriamo che me la cavo

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