Bridge Weekly Post #38

Il pericolo della comunicazione odierna

Comunicazione Efficace  

I pericoli della comunicazione odierna.
3 ' di lettura

Deliberare senza conoscere: uno dei pericoli della comunicazione odierna.

Apriamo un dibattito scomodo, consapevoli che spesso manchi la voglia di affrontarlo.

Prendiamo spunto da un interessante estratto del libro The Death of Expertise – La Fine della Competenza di Tom Nichols, professore di National Security Affairs all’Us Naval War College di Newport, pubblicato sul Il Sole 24 Ore del 17 febbraio 2017.

“Viviamo in un’epoca in cui la cattiva informazione scaccia la vera informazione”.
Questa la sintesi dell’ampia quanto suggestiva riflessione condotta dall’autore con estrema lucidità.

Nelle sue pagine Nichols analizza, con gli occhi di puro osservatore, gli effetti di una società moderna che appiattisce l’autorevolezza della conoscenza e della competenza, in nome di una populistica quanto pericolosa e presunta “omni competenza” dell’individuo.
Nichols pone come sua personale premessa concettuale e linguistica la sovrapposizione dei termini professionista, esperto, intellettuale.

Nella preistoria l’uomo si costruiva da solo la casa, rudimentale, brutta e destinata a cadere alle prime piogge.
Oggi, nessuno penserebbe di farsi una casa autonomamente: si chiamano degli specialisti che cooperano e uniscono la loro expertise.

Il mito dell’affidamento intellettuale su se stessi descritto da Tocqueville ne La Democrazia in America è superato dalla complessità della vita moderna che – come scrisse Hofstadter in Anti-Intellectualism in American Life“ha costantemente ridotto le funzioni che un comune cittadino può svolgere in autonomia con intelligenza e competenza”.
Secondo Hofstadter la complessità produce impotenza e rabbia tra i cittadini, che si sentono in ostaggio e alle dipendenze di una conoscenza fuori dalla loro portata.

All’atavica benevola derisione nei confronti dell’intellettualità, un tempo considerata superflua, fa da contraltare l’odierno e profondo risentimento nei confronti degli specialisti, perché oggi servono troppo.
L’autore riflette sul naturale e primitivo conflitto tra le persone “comuni” e i cosiddetti cervelloni esperti.
Conflitto oggi enormemente amplificato dai social media, in cui tutti rovesciano idee, opinioni e convincimenti senza spesso avere alcuna conoscenza dell’argomento.
Uno spazio pubblico popolato da persone poco, per nulla informate, e non troppo propense ad approfondire o attingere a fonti più autorevoli della loro pancia.

Di recente Roberto Burioni, medico e docente di virologia, è intervenuto nel dibattito sulle vaccinazioni in corso nel nostro Paese, prendendo una posizione ripresa poi da tutti i media: ha affermato che la scienza non è democratica.
Tutti possono parlare per esprimere opinioni; ma perché pretendere di imporle come verità assolute, se sono solo frutto di reazioni di pancia, fondate su poca o addirittura nessuna conoscenza del tema?

Nichols ha il merito di sollevare un tema fondante della società di oggi e del suo caotico accesso alla comunicazione, in fase di ricezione e di emissione del messaggio.

Il ricordo va a Luigi Einaudi, un maestro del pensiero e del rigore dello studio, che nelle sue Prediche Inutili si chiedeva come si potesse deliberare senza conoscere.

Perdonerete il parallelo, ma avvertiamo la stessa cosa nel nostro mestiere: tutti negoziano e tutti comunicano e quindi tutti sanno farlo.
Sapere di non sapere magari richiede uno sforzo troppo grande, ma almeno dubitare ogni tanto ci farebbe bene.

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