Bridge Weekly Post #53

L’Acropoli e la comunicazione: una lezione dal passato

Comunicazione Efficace  

L’Acropoli e la comunicazione: una lezione dal passato.
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Lavorare sulla comunicazione? E perché mai? Non serve!

Torniamo un po’ indietro, ai soliti Greci, o meglio, agli Ateniesi.

Negli anni in cui la Polis conobbe la forma di governo democratica, saper parlare in modo efficace e convincente era molto importante.
Perché? Immaginate tribunali composti da cittadini di fronte ai quali perorare la propria causa.
Vigeva l’ostracismo: bisognava sapersi difendere dalle accuse.

Non a caso i sofisti, come ricorda Giuseppe Pontiggia nel suo Dentro la sera, si facevano pagare per insegnare una tecnica preziosa quanto importante, capace di produrre “effetti concreti, positivi e tangibili sul piano economico”. L’arte del parlare, altrimenti detta retorica, usata spesso con un’accezione negativa.

Oggi, il valore dell’insegnamento approfondito e dell’apprendimento costante delle tecniche di comunicazione è venuto meno.

Il pensiero diffuso è: non serve imparare a comunicare perché è qualcosa che facciamo da quando siamo nati.

“La tecnica non serve solo per risolvere alcuni problemi, ma serve per non farcene altri di superflui e fuorvianti”, sempre per citare Pontiggia.

L’arte del sapersi comportare, che peraltro non riguarda solo la comunicazione, è sacrificata in nome della teoria e del nozionismo sterile. Il nostro percorso scolastico prima, e formativo, in azienda, poi, operano in nome di un retaggio antistorico che fatichiamo a scrollarci di dosso: “So”, e tanto basta.

A discapito del: “So fare” e quindi “So essere”.

Solo allora potremo dire basta.

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